Intervista/Interview 123art Magazine a Stefania Missio/curator Lisa Harris

Qui una lunga intervista sul mio lavoro uscita oggi 19 novembre 2020 curata da Lisa Harris di 123art Magazine (12344 Whimsy Lane Stamp City New York United States). Sono veramente grata. La troverete in italiano ed in inglese. 

Hello Stefania! How did it all start for you. Were you an artistic soul from an early age? When did you decide that this is what you want to do?

Ciao Lisa, innanzi tutto grazie per avermi contattata. Vivo e lavoro in una piccolissima isola del Mediterraneo chiamata La Maddalena, si trova tra una delle isole maggiori italiane (la Sardegna) e l’isola maggiore francese (la Corsica). Come puoi ben capire non è facile per me avere facili rapporti con il mondo esterno, non viaggio più molto e qui non ci sono molte occasioni di incontro artistico. Certo, c’è il mondo virtuale, ma ha i suoi pregi ed i suoi difetti. Fatta questa premessa: si, la mia strada è sempre stata netta e chiara. Non ho mai pensato di avere come scopo quello di diventare artista, per me è stato un processo che non ha avuto un inizio specifico. Io sono nata e cresciuta a Roma da genitori ed un nonno che hanno lavorato nel mondo del teatro. Stare a stretto contatto ogni giorno con quella realtà mi ha permesso di vivere in maniera del tutto naturale e non forzato in un continuo processo artistico, potendo guardare direttamente grandi artisti al lavoro e soprattutto anche gli aspetti più formali e noiosi di un lavoro in ambito artistico. Non ho mai avuto una visione del tutto romantica di questo lavoro, né  verso il lavoro degli altri né verso al mio. Quando ero bambina naturalmente il mio passatempo preferito era quello di disegnare, ma ricordo anche un rapporto quasi carnale con gli oggetti del disegno: il profumo dei pastelli, la grana della carta, il rumore di come chiudevano i tappi dei pennarelli, l’odore degli acquerelli e delle tempere, capire da questi dettagli quale fosse lo strumento giusto e quale no. Ricordo anche un piccolo aneddoto di quando avevo circa 4 anni, ero alla Scuola dell’Infanzia: preparai a casa una serie di piccole sculture di carta per ogni bambino della mia classe ritagliate e piegate. Mia madre le portò alla maestra per distribuirle, fu molto accorta nel farmi capire che quello era un gesto gentile, naturale, donare un qualcosa nato dalla creazione intima. Non ricordo che l’insegnante abbia poi distribuito il materiale. Pochi anni più tardi, sempre nella stessa scuola, nell’ora della pausa avevo inventato una piccola scuola di produzione artistica. Le bambine che mi seguivano avevano un proprio astuccio con colla, forbici, colori. Fui subito fermata dalle maestre. Peccato. Era un bel modo di passare il nostro tempo. 

Non avevo solo il disegno come mia predisposizione, ma anche una certa attitudine alla musica. Ho studiato tanti anni il flauto traverso ed altri strumenti a fiato, avevo un organo, mi piaceva letteralmente sezionare i brani musicali per capire la mescolanza delle tonalità, i vari tipi di strumenti. Immaginavo molto. Musica ed immagine hanno gli stessi genitori. Mi sarebbe piaciuto, nei miei tanti pensieri, diventare una compositrice di colonne sonore. Ma quando ho dovuto davvero scegliere che strada prendere, se la musica o il disegno, ho scelto il disegno. 

 

Hi Lisa, first of all thank you for contacting me. I live and work on a very small Mediterranean island called La Maddalena, it is located between one of the major Italian islands (Sardinia) and the largest island French (Corsica). As you can well understand it is not easy for me to have easy relations with the outside world, I no longer travel much and here there are not many opportunities for artistic encounter. Of course, there is the virtual world, but it has its merits and its flaws. Ye: yes, my path has always been clear and clear. I never thought I had the goal of becoming an artist, for me it was a process that did not have a specific beginning. I was born and raised in Rome by parents and a grandfather who worked in the world of theatre. Being in close contact every day with that reality has allowed me to live in a completely natural and un forced way in a continuous artistic process, being able to directly look at great artists at work and above all also the most formal and boring aspects of a work in the artistic field. I have never had a completely romantic view of this work, either towards the work of others or towards mine. When I was a child, of course, my favorite pastime was to draw, but I also remember an almost carnal relationship with the objects of the drawing: the scent of crayons, the grain of paper, the noise of how they closed the caps of markers, the smell of watercolors and temperas, understand from these details which was the right tool and which was not. I also remember a small anecdote from when I was about 4 years old, I was at kindergarten: I prepared at home a series of small paper sculptures for every child in my class cut out and folded. My mother took them to the teacher to distribute them, she was very careful to make me understand that this was a kind, natural gesture, to give something born of intimate creation. I don't remember the teacher then distributing the material. A few years later, also in the same school, at the time of the break I had invented a small school of artistic production. The little girls who followed me had their own case with glue, scissors, colors. I was immediately stopped by the teachers. Too bad. It was a nice way to spend our time. I had not only drawing as my predisposition, but also a certain aptitude for music. I studied the flute and other wind instruments for many years, I had an organ, I literally liked to dissect the musical pieces to understand the mixing of the shades, the various types of instruments. I imagined a lot. Music and image have the same parents. I would have liked, in my many thoughts, to become a composer of soundtracks. But when I really had to choose which way to go, whether the music or the drawing, I chose the drawing.

 

What is your daily routine when working? And can you tell us about the process of making your work?

Sono una persona apparentemente poco disciplinata. In verità - forse perché lo sono  davvero - sento spesso il bisogno di pianificare un lavoro, con le sessioni scandite su una agenda, con gli obbiettivi da raggiungere, con gli schizzi di un intero corpo espositivo prima di cominciare a lavorare su un argomento. Quando inizio un lavoro è per me importante che faccia parte di un filo conduttore con altre opere. Non mi piace lavorare su opere non collegate ad altre. Questo dimostra che i miei lavori sono sempre frutto di una ricerca su argomenti che possono durare anche anni. Quando lavoro sulla progettazione mi piace molto anche studiare una possibile collocazione delle opere: il rapporto tra opera e la sua collocazione, anche se si tratta di un quadro e non una scultura, ha un valore altissimo per me. 

Essendo la mia produzione artistica legata a ricerche interminabili, spesso questo processo nasce da una lettura. Tre delle mie più importanti mostre personali nascono dalla lettura di libri. Sono stata attratta per anni dai testi del mitografo Robert Graves o lavorato sul testo dei fumetti di Hugo Pratt, il creatore di Corto Maltese. Ad esempio: per la mia mostra intitolata Rosa Alchemica ho sezionato tutte le parole che l’autore ha usato almeno una volta per raccontare la storia o far parlare i suoi personaggi. Ho contato ed archiviato 1815 parole diverse, punteggiatura compresa. Ogni parola è stata poi incisa ognuna su un cucchiaino di acciaio, per un totale appunto di 1815 cucchiaini. Tutti i cucchiaini sono stati poi allestiti intorno ad una rosa di stoffa, con i petali ricamati con alcune di queste parole. Ho fatto questo perché sono stata attratta per tanti anni dal rapporto tra contenuto (significato) e contenitore (parola): la parola è un contenitore davvero esaustivo per il significato che contiene? O contiene anche qualche falla? Avete mai avuto la sensazione di parlare, usare anche la parola corretta e avere la sensazione di non esservi spiegati bene? Come se mancasse sempre qualcosa nella vostra spiegazione. Per anni il mio campo di azione in ambito artistico (come naturalmente nella vita: avevo un fidanzato con cui non riuscivo a capirmi e questo per me è stato devastante) è stato quello della incomprensione usando da ambedue le parti le stesse parole. Perché la stessa parola per due persone può scivolare nel significato che contiene? Aver scelto di lavorare sul fumetto di Hugo Pratt dal titolo Rosa Alchemica, che ho usato anche come titolo della mostra mi ha permesso di concentrarmi su uno dei simboli storici più potenti, trasversali e versatili: la rosa. 

Tornando alla mia routine quotidiana, quando ho portato i miei due figli a scuola (devo fare anche i conti con la vita da donna e mamma di due bambini di quasi 7 e 12 anni) spesso comincio con una passeggiata impegnativa, facendo lo stesso percorso da anni, in una strada in salita in mezzo al granito e alla macchia mediterranea di un’altra isola: Caprera. E’ collegata all’isola dove vivo da un ponte. E’ praticamente disabitata, ci sono solo cinghiali, conigli, gabbiani e delle capre selvatiche che quando appaiono all’improvviso sembra di trovarsi in un luogo mitico e remoto. Camminare e faticare, spesso con la musica ad alto volume nelle orecchie (Van Halen, The Who, Genesis, Marillon, Police, Dire Straits per citare qualche fonte di ispirazione), mi prepara al lavoro. Fare sempre lo stesso tragitto mi allena a guardare i dettagli, a studiare a fondo lo spazio che percorro e ad immaginare come potrei intervenire. Quando torno nel mio piccolo spazio di lavoro (ho uno studio piccolissimo spesso occupato da materiale e quindi invado gli spazi della casa) procedo nella realizzazione. Se opero su grandi aree come succede con un murale preferisco iniziare il lavoro e andare avanti per tante ore di seguito senza sosta. Se invece lavoro a scuola (in tempi normali curo progetti d’arte con bambini e ragazzi che vanno dai 3 ai 18 anni) o con adulti (con incontri d’arte in librerie, biblioteche o altri luoghi) sono concentrata sull’argomento: musica e passeggiata mi distoglierebbero pericolosamente. Se sono impegnata nella produzione di opere spesso accade di lavorare di notte, avendo anche un vita quotidiana scandita dagli orari ed impegni dei bambini. Come si fa a conciliare tutto? Ho appunto trovato un libro sul rapporto delle donne artiste ed il lavoro, penso lo leggerò presto: Daily Rituals / Women at Work di Mason Currey. Lo avete letto? 

I'm a seemingly un disciplined person. In truth - perhaps because I really am - I often feel the need to plan a work, with sessions punctuated on an agenda, with the goals to be achieved, with sketches of an entire exhibition body before starting work on a topic. When I start a job it is important to me that it is part of a common thread with other works. I don't like working on works unrelated to others. This shows that my work is always the result of research on topics that can last even years. When I work on design I also really like to study a possible location of the works: the relationship between the work and its location, even if it is a painting and not a sculpture, has a very high value for me. Being my artistic production linked to interminable research, often this process comes from a reading. Three of my most important solo exhibitions are born from reading books. I was attracted for years by the texts of the mythographer Robert Graves or worked on the comic book text of Hugo Pratt, the creator of Corto Maltese. For example: for my exhibition entitled Rosa Alchemica I dissected all the words that the author used at least once to tell the story or get his characters to speak. I counted and archived 1815 different words, including punctuation. Each word was then engraved each on a teaspoon of steel, for a total of 1815 teaspoons. All the teaspoons were then set up around a cloth rose, with the petals embroidered with some of these words. I did this because I was attracted for so many years by the relationship between content (meaning) and container (word): is the word a really exhaustive container for the meaning it contains? Or does it also contain any flaws? Have you ever had the feeling of speaking, also using the correct word and having the feeling that you have not explained yourself well? Like there's always something missing from your explanation. For years my field of action in the artistic field (as of course in life: I had a boyfriend with whom I could not understand myself and this for me was devastating) was that of misunderstanding using both sides the same words. Why can the same word for two people slip into the meaning it contains? Choosing to work on Hugo Pratt's comic entitled Rosa Alchemica, which I also used as the title of the exhibition, allowed me to focus on one of the most powerful, transversal and versatile historical symbols: a rose. Going back to my daily routine, when I took my two children to school (I also have to deal with the life of a woman and mother of two children almost 7 and 12 years old) I often start with a challenging walk, doing the same route for years, on an uphill road in the middle of the granite and Mediterranean scrub of another island : Caprera. It is connected to the island where I live from a bridge. It is practically uninhabited, there are only wild boars, rabbits, gulls and wild goats that when they suddenly appear it seems to be in a mythical and remote place. Walking and toiling, often with loud music in my ears (Van Halen, The Who, Genesis, Marillon, Police, Dire Straits to name a few inspirations), prepares me for work. Always making the same journey trains me to look at the details, to study in depth the space I travel and to imagine how I could intervene. When I return to my small workspace (I have a very small studio often occupied by material and therefore I invade the spaces of the house) I proceed to the realization. If I work on large areas as happens with a mural I prefer to start work and go on for many hours in a row non-stop. If, on the other hand, I work at school (in normal times I take care of art projects with children and young people ranging from 3 to 18 years old) or with adults (with art meetings in bookstores, libraries or other places) I am focused on the topic: music and walking would take me dangerously away. If I am engaged in the production of works it often happens to work at night, also having a daily life marked by children's schedules and commitments. How do you reconcile everything? I found a book about the relationship of female artists and work, I think I will read it soon: Daily Rituals / Women at Work by Mason Currey. Have you read it?

 

Do you have a real-life situation that inspired your artwork?

Oh si, certamente. E’ quello che ho già accennato: l’aver avuto un fidanzato con cui non riuscivo a comunicare. Sembra un insignificante particolare da normale storia d’amore infelice. In verità questo è stato uno dei miei più importanti motori creativi per indagare a fondo dinamiche di questo tipo. E’ successo tanti anni fa, ma la sensazione di impotenza è rimasta pressoché immutata. Chiaramente non sono più legata alla mia vecchia questione sentimentale, ho preferito salvarmi. Ma ho cominciato, o meglio ho aumentato, a farmi domande sui comportamenti umani a cui non sono mai riuscita a dare una risposta. Io vivo da tanti anni in una piccola isola e questi comportamenti sono ben visibili, sono concentrati, alcuni sono molto bizzarri. Mi sono fatta tante domande ad esempio su cosa lega davvero l’essere umano al suo concetto di isola. Cosa vuol dire vivere isolati, gli aspetti positivi, negativi, la simbologia che la parola ISOLA racchiude. O prendere il largo, guardare il mare, navigare, andare, tornare, venire, lasciare, salutare, abbandonare, essere chiusi, essere liberi, non essere liberi…quante cose mi sono chiesta con questa parola. Mi sono accorta negli anni che ho vissuto tante situazioni e mi sono posta tante domande, ma le mie risposte hanno sempre cercato un supporto nel mondo del mito. Qualsiasi domanda noi ci facciamo oggi è facilmente riconducibile alle domande che gli antichi si sono già fatti millenni fa. Mi riferisco, essendo una donna mediterranea, soprattutto al ramo della mitologia greca e latina, classica.  Trovo che il mito sia strettamente legato alle situazioni di real-life.

 

Oh yes, of course. That's what I've already mentioned: having a boyfriend I couldn't communicate with. It seems like an insignificant detail from normal unhappy romance. In truth this was one of my most important creative engines to thoroughly investigate dynamics of this type. It happened many years ago, but the feeling of powerlessness has remained almost unchanged. Clearly I'm no longer related to my old sentimental issue, I preferred to save myself. But I started, or rather I increased, to ask myself questions about human behaviors that I've never been able to answer. I have been living on a small island for many years and these behaviors are clearly visible, they are concentrated, some are very bizarre. I have asked a lot of questions, for example, about what really binds the human being to his concept of the island. What it means to live isolated, the positive, negative aspects, the symbolism that the word ISOLA encloses. Or take off, look at the sea, sail, go, come back, come, leave, greet, abandon, be closed, be free, not be free... how many things I have wondered with this word. I have noticed over the years that I have experienced many situations and asked many questions, but my answers have always sought support in the world of myth. Any questions we ask ourselves today can easily be traced back to the questions that the ancients asked themselves millennia ago. I am referring, being a Mediterranean woman, especially to the branch of Greek and Latin mythology, classical. I find that the myth is closely linked to real-life situations.

 

 

Please tell me more about “The Mythical Project”. What is the story behind it?

Come già detto ho lavorato da sempre accanto al mito. Ma la storia di The Mythical Project in effetti è abbastanza recente ed è legata ad un modo di gestire e di usufruire le mie opere in modo più ampio. Fino al giorno prima del grande lockdown per Covid 19, in Italia avvenuto nel mese di marzo 2020, io potevo viaggiare, instaurare rapporti con gallerie o musei (per 10 anni ho diretto la Annuale Rassegna Internazionale di Libro d’Artista di Roma, questo mi ha fatto viaggiare e fatto conoscere tanti artisti), incontrare tante persone ed anche tanti bambini e ragazzi con i miei progetti d’arte nelle scuole. Improvvisamente si è arrestato tutto, in un attimo sono cambiate abitudini, coordinate, geografie, il rapporto con le persone. In poche parole abbiamo dovuto perdere e inventare un nuovo tipo di progettualità. Io ho perso gran parte del mio lavoro e vivendo una piccola isola il lavoro con l’arte deve per forza essere accompagnato da un grande spirito di adattamento. Non abbiamo gallerie d’arte, non abbiamo nemmeno un centro culturale. Avevo aperto qualche anno fa un piccolo Museo per ragazzi (il Museo dei Piccoli), ma sono stata costretta a trasferire questo lavoro direttamente nelle scuole. Con il lockdown ho racchiuso quanto potevo in un marchio per rilanciare al mondo la mia opera attraverso oggetti ispirati alle mie produzioni, legate alle storie del mito. Così nascono i foulard, le ceramiche (non sono ceramista, ma incido e dipingo su oggetti in ceramica), amo molto gli ‘scapolari’ che sono piccolissime opere da portare all’interno dei vestiti, invisibili agli altri, come ad avere un rapporto strettissimo, intimo, personale  con ciò che evocano. Gli ‘scapolari’ erano molto in uso già dal 1300 in Europa, ovviamente a sfondo religioso. Io non sono affatto religiosa. The Mythical Project è un piccolo negozio online www.themythicalproject.com, legato alla mia galleria su Instagram che racchiude i miei lavori più recenti. 

As already mentioned, I have always worked alongside the myth. But the story of The Mythical Project is actually quite recent and is linked to a way of managing and enjoying my works more broadly. Until the day before the great lockdown for Covid 19, in Italy in March 2020, I could travel, establish relationships with galleries or museums (for 10 years I directed the Annual International Artist's Book Review in Rome, this made me travel and made many artists known), meet many people and also many children and young people with my art projects in schools. Suddenly everything stopped, in an instant habits, coordinates, geographies, the relationship with people changed. In a nutshell, we had to lose and invent a new kind of planning. I have lost much of my job and living a small island work with art must necessarily be accompanied by a great spirit of adaptation. We don't have art galleries, we don't even have a cultural center. I had opened a small museum for children a few years ago (the Children's Museum), but I was forced to transfer this work directly to schools. With the lockdown I enclosed as much as I could in a brand to relaunch my work to the world through objects inspired by my productions, linked to the stories of the myth. This is how scarves and ceramics are born (I'm not a ceramist, but I engrave and paint on ceramic objects), I really love scapulars which are very small works to wear inside clothes, invisible to others, as if to have a very close, intimate relationship , personal with what they evoke. The 'scapulars' were already widely used in Europe since 1300, obviously with a religious background. I am not religious at all. The Mythical Project is a small online store www.themythicalproject.com, linked to my gallery on Instagram that contains my most recent works.

You are also a tattoo artist. What inspired you to pursue that field?

Sono stata una tattoo artist per quasi 18 anni. Questa pratica artistica segue il mio essere incisore. Amo il segno inciso e questo amore è legato alla mia domanda di sempre: come posso tradurre al meglio ciò che penso? Il segno è quanto di più vicino al contenuto che vorrebbe essere espresso, viene prima della parola, la parola si serve di esso. Pensate che parte fondamentale del pensiero! Tatuare segni sul corpo mi è sembrato uno stadio naturale di questo percorso di indagine su contenuto e contenitore. Ho dedicato 10 anni del mio lavoro ai libri d’artista: se ci pensate bene è la stessa domanda sviluppata con supporti differenti. Il tatuaggio è diventato un lavoro quotidiano in uno studio aperto nel 1986 all’isola di La Maddalena, che io insieme ad un mio collega abbiamo preso nel 1994. Lo studio c’è ancora, ma io ho preso altre strade. Sono un incisore ed ho molti oggetti su cui scoprire le potenzialità del segno inciso. Ho studiato incisione a Venezia presso la Scuola Internazionale di Grafica di Venezia e all’Accademia di Belle Arti di Roma. E’ da qualche anno che incido su argilla cruda e cotta. Devo dire che i risultati sono davvero intriganti. 

I have been a tattoo artist for almost 18 years. This artistic practice follows my being an engraver. I love the engraved sign and this love is linked to my usual question: how can I best translate what I think? The sign is the closest thing to the content that would like to be expressed, it comes before the word, the word makes use of it. Think what a fundamental part of thinking! Tattooing marks on the body seemed to me a natural stage in this process of investigation of content and container. I have dedicated 10 years of my work to artist's books: if you think about it, it is the same question developed with different supports. Tattooing has become a daily job in a studio opened in 1986 on the island of La Maddalena, which I and a colleague of mine took on in 1994. The studio is still there, but I have taken other paths. I am an engraver and I have many objects on which to discover the potential of the engraved sign. I studied engraving in Venice at the International School of Graphics in Venice and at the Academy of Fine Arts in Rome. For some years now I have been engraving on raw and cooked clay. I must say that the results are truly intriguing.

 

You’ve presented your art all over the globe. What was your favorite exhibition and why?

Le occasioni per esporre all’estero sono legate soprattutto all’esperienza del libro d’artista. Nel 1999 ho fondato la Annuale Rassegna Internazionale di Libro d’artista che in poco tempo ha raggiunto musei in Italia e all’estero. Questo tipo di produzione artistica possiede un fascino indistruttibile e coniuga due mondi straordinari: un artista che incontra il libro non può che regalare un tesoro esplosivo. Il campo di azione è vasto e da la possibilità di aprirsi ad infinite contaminazioni:libertà allo stato puro. In italiano book si dice LIBRO ed è molto simile alla parola italiana LIBERO, che significa free. Sebbene io sia molto legata a tre delle mie mostre personali fatte a Roma (la già citata Rosa Alchemica nel 2005, il Giardino delle Esperidi nel 2007 e Di frutteti, Venezie e Labirinti nel 2018 in gallerie d’arte) sono molto felice di essere riuscita a portare la mia esperienza nel libro d’Artista in un progetto realizzato in Chile, nel 2005. In quegli anni in Chile c’era un gran movimento di innovazione e investimento nel campo della cultura. Questo permetteva a tanti ragazzi con tanta voglia di fare di imparare e produrre. Sono rimasta incantata da quella grande apertura da prendere come esempio, nonostante avevano a che fare con strutture spesso obsolete. Purtroppo credo che una politica di investimento culturale del genere faccia parte ormai del passato. Sono stata diversi anni in contatto con ragazzi e artisti cileni, onestamente non sono più aggiornata. Ma visti i fatti di poco tempo fa non credo oggi sia un periodo così florido e pieno di aspettative. 

 

Opportunities to exhibit abroad are mainly linked to the experience of the artist's book. In 1999 I founded the Annual International Artist's Book Review which in a short time reached museums in Italy and abroad. This type of artistic production has an indestructible charm and combines two extraordinary worlds: an artist who encounters the book can only give an explosive treasure. The field of action is vast and gives the possibility to open up to infinite contaminations: freedom in its pure state. In Italian book is called LIBRO and is very similar to the Italian word LIBERO, which means free. Although I am very attached to three of my personal exhibitions in Rome (the aforementioned Rosa Alchemica in 2005, the Garden of the Hesperides in 2007 and Di Orchards, Venezie and Labirinti in 2018 in art galleries) I am very happy to have succeeded to bring my experience in the Artist's book to a project realized in Chile, in 2005. In those years in Chile there was a great movement of innovation and investment in the field of culture. This allowed many young people with a great desire to do to learn and produce. I was enchanted by that great opening to take as an example, despite having to do with often obsolete structures. Unfortunately, I believe that such a cultural investment policy is now a thing of the past. I have been in contact with Chilean guys and artists for several years, honestly I am no longer updated. But given the facts of a short time ago, I don't think today is such a flourishing period and full of expectations.

Your art is so unique and innovative. What motivates you as an artist? Is it curiosity, the search for beauty or meaning?

Leggere di essere unica e innovativa mi sorprende. Sono sempre stata assillata dal trovare un modo contemporaneo di dire le cose e di non esserci mai riuscita. Una volta questo mi faceva stare male e vivere nella frustrazione, ma oggi preferisco abbandonare l’aspetto inquieto della creazione. Mi sono persa in troppe domande su cosa è arte, su cosa è contemporaneo, se contemporaneo voglia per forza dire inquieto, angosciante. Oggi mi abbandono anche a scene idilliache che richiamano certamente la bellezza. Ma potrebbe essere letto anche come disperato desiderio di essa? Più contemporaneo di questo…

Reading about being unique and innovative surprises me. I've always been harassed by finding a contemporary way of saying things and never having succeeded. Once this made me feel bad and live in frustration, but today I prefer to abandon the restless aspect of creation. I got lost in too many questions about what art is, about what is contemporary, if contemporary necessarily means restless, distressing. Today I also abandon myself to idyllic scenes that certainly recall beauty. But could it also be read as a desperate desire for it? More contemporary than this ...

What’s the most challenging part of your artistic process? And how do you overcome it?

La sfida più grande per me è sempre stata quella della promozione. Vivo in un’isola e per di più in Italia (l’arte contemporanea in Italia merita un libro a parte, come lo studio dell’arte contemporanea), in un’era storica dove la pubblica relazione è il 90% della riuscita di un processo artistico e dove però la pubblica relazione oggi sta cercando nuovi modi. Chissà, forse questo gioca finalmente a mio favore. 

The biggest challenge for me has always been that of promotion. I live on an island and moreover in Italy (contemporary art in Italy deserves a separate book, like the study of contemporary art), in a historical era where public relations are 90% of the success of a artistic process and where, however, public relations today are looking for new ways. Who knows, maybe this finally works in my favor.

What is your most recent piece of art that you have enjoyed working on the most?

Ho terminato da pochi giorni un murale realizzato su due facciate di un’aula esterna di un liceo qui all’isola. Abbiamo vinto un concorso che finanziava opere dal tema sui cambiamenti climatici. Quando ho pensato al bozzetto non avevo assolutamente voglia di trasportare sui muri la situazione avvilente che si è venuta a creare in conseguenza dei cambiamenti climatici, soprattutto perché i muri fanno parte di un’aula scolastica ed i ragazzi hanno bisogno di essere incoraggiati. L’arte può fare molto, non può essere solo il documento dello stato attuale delle cose. Il murale vede un branco di delfini sbucare dal suolo, come ci fosse acqua sotto di noi, cavalcare l’onda e nella seconda facciata rientrare in acqua con energia. Se ci si mette nell’angolo che unisce le due facciate si vede un cerchio incessante, un ciclo vitale ed energico che si deve seguire attivamente con lo sguardo. Il titolo è EQUILIBRIO. Avevo già realizzato un murale nella mia isola, un’opera di 44 metri dedicata all’ODISSEA, ma la collocazione di questo nuovo murale mi riempie di soddisfazione, perché sorge in una scuola, accanto ad un incrocio e nella parte opposta si trova un ospedale: luogo di cura. Pensare allo spazio circostante per collocare un grande dipinto mi ha fatto sentire utile per la mia piccola città. 

 

A few days ago I finished a mural made on two sides of an external classroom of a high school here on the island. We won a competition that funded works on the theme of climate change. When I thought about the sketch, I had absolutely no desire to carry on the walls the disheartening situation that has arisen as a result of climate change, especially because the walls are part of a school classroom and the children need to be encouraged. Art can do a lot, it cannot be just a document of the current state of things. The mural sees a herd of dolphins emerge from the ground, as if there was water below us, ride the wave and on the second facade re-enter the water with energy. If you put yourself in the corner that joins the two facades, you see an incessant circle, a vital and energetic cycle that you must actively follow with your gaze. The title is EQUILIBRIUM. I had already done a mural on my island, a 44-meter work dedicated to the ODYSSEY, but the location of this new mural fills me with satisfaction, because it stands in a school, next to an intersection and on the opposite side there is a hospital : health resort. Thinking about the surrounding space to place a large painting made me feel useful for my small town.

 

Are there any upcoming shows we should know about?

Sto lavorando da qualche anno su immagini di vigneti. Mi appaiono come giganteschi ricami realizzati da mani che hanno tanta esperienza. Mi attrae molto la geometria ripetuta delle linee e contemporaneamente il disordine delle foglie. Un disordine ordinato: si può dire? Mi appare bello, poetico, un luogo mitico. Non per niente la vigna è uno dei luoghi prediletti del mondo mitico, ci sono tante storie legate ad essa. Sto lavorando con china e ricamo su carta e su feltro e ne stanno uscendo circa 12 grandi pannelli. Nelle mie passeggiate a Caprera (ricordate? L’isola dove vado a passeggiare di mattina) ci sono diverse vecchie case diroccate di un secolo fa, senza tetto e con le finestre divelte. Quando passo avanti a loro vedo queste opere installate al loro interno. Un modo per dire, forse, che l’arte non muore e si insinua ovunque, anche li dove la pubblica relazione è l’ultima cosa che ti aspetti. 

 

I have been working for some years on images of vineyards. They appear to me like gigantic embroideries made by hands that have a lot of experience. I am very attracted to the repeated geometry of the lines and at the same time the disorder of the leaves. An ordered disorder: can it be said? It appears to me beautiful, poetic, a mythical place. It is not for nothing that the vineyard is one of the favorite places of the mythical world, there are many stories related to it. I am working with ink and embroidery on paper and felt and about 12 large panels are coming out. In my walks in Caprera (remember? The island where I go for a walk in the morning) there are several old dilapidated houses of a century ago, without roof and with torn windows. When I pass them I see these works installed inside them. A way of saying, perhaps, that art does not die and creeps everywhere, even there where public relations are the last thing you expect. 

 

 

What’s next on the horizon for Stefania?

Bella domanda che mi faccio ogni giorno. Io ho il mare davanti, ho molto orizzonte davanti a me. Spero di non perdermi. O forse un po’ si. Spesso vorrei andare via, ma chissà che la mia isola non sia la vera Itaca di Ulisse. Non nascondo che spesso mi sento sola ed avrei bisogno di più occasioni di confronto. Un giorno ho fatto una domanda importante ad uno dei miei maestri, Jeffrey Dell con il quale ho studiato a Venezia. Oggi lui insegna Printmaking alla Texas State University. “Jeff, cosa posso fare da qui, qual è la cosa più giusta nel mio lavoro? Non so più come procedere”. Jeff mi ha dato una risposta all’apparenza facile, ma credo sia difficilissima da seguire: “Devi fare ciò che ti rende felice”.Ho seguito il suo consiglio, non è stato semplice. Ma mi sono sentita più libera e forse è da lì che ho messo le fondamenta per quello che un giorno sarebbe diventato il mio The Mythical Project.

Grazie per avermi dato l’opportunità di riordinare qualche pensiero. 

 

Good question I ask myself every day. I have the sea in front of me, I have a lot of horizon in front of me. I hope not to get lost. Or maybe a little bit yes. Often I would like to leave, but who knows that my island is not the real Ithaca of Ulysses. I do not deny that I often feel alone and I need more opportunities for comparison. One day I asked an important question to one of my teachers, Jeffrey Dell with whom I studied in Venice. Today he teaches Printmaking at Texas State University. “Jeff, what can I do from here, what's the right thing in my job? I no longer know how to proceed ”. Jeff gave me an apparently easy answer, but I think it's very difficult to follow: "You have to do what makes you happy".

I followed his advice, it wasn't easy. But I felt freer and maybe that's where I laid the foundation for what would one day become my The Mythical Project.

 

Thank you for giving me the opportunity to rearrange some thoughts.

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